Giorno 2 Venerdì 17 maggio: il viaggio comincia
È arrivato il giorno. Di buon’ora partiamo in direzione Muro: siamo tutti carichi, Zara compresa. Prima tappa immancabile da Adriana, per ritirare i panini che ormai sono una tradizione. Saranno il nostro carburante durante il viaggio.

Arrivati a Muro sono tutti entusiasti di vedere Zara sulla sua splendida bici.

Partiamo da Muro e, dopo una brevissima salita, ci immergiamo nelle splendide campagne salentine. Le persone che incontriamo ci guardano stupite e ci salutano sorridendo: in fondo non capita tutti i giorni di vedere una bici con carrellino e cane al seguito.
Dopo circa 20–25 chilometri arriva il primo “problemino”: Zara vuole giocare. Sì, proprio così… Zara vuole giocare. Le piace stare in bici, è curiosa di tutto e osserva il mondo con attenzione, ma resta pur sempre un Jack Russell: tenerla ferma troppo a lungo è praticamente impossibile.
Così, poco dopo Tricase, ci fermiamo e ci concediamo una pausa gioco, in una campagna silenziosa che diventa per qualche minuto il nostro parco personale.


Abbiamo scelto di partecipare a questo tour proprio perché non esiste un vero limite di “durata”. Con un cane non puoi abbassare la testa e pedalare fino al traguardo senza fermarti. E poi, a dirla tutta, è proprio questo che ci piace: pedalare, osservare, respirare e giocare.
Dopo una quindicina di minuti risaliamo in sella e riprendiamo il nostro cammino.
Arrivati al porto di Tricase incontriamo altri cicloviaggiatori e camminatori. Una pausa caffè, due chiacchiere scambiate al volo e poi di nuovo in strada. Subito dopo il porto iniziano le salite più impegnative: in alcuni tratti siamo costretti a spingere la bici, la pendenza è tanta e il peso di bici e carrellino si fa sentire. Ma non molliamo, si va avanti.
Tra una salita e una spinta incontriamo altri partecipanti del Salento Trail e nascono nuove conversazioni. È bello pedalare così: senza fretta, incontrando persone, scambiando parole. Per noi questo è il vero senso del viaggio in bici.




Dato che il tracciato non è adatto a un carrellino, in alcuni punti siamo costretti a deviare dal percorso originale. Avvicinandoci al Ciolo la fatica si fa sentire: le salite diventano dure e le strade sempre più impervie. Pedaliamo tra le campagne su passaggi strettissimi e rocciosi, dove più volte rischiamo di rompere il carrellino. Si ribalta, anche più di una volta, ma noi non molliamo. Resistiamo, torniamo indietro quando serve e ritroviamo la strada giusta.
Dopo tanto sudore e una buona dose di forza di volontà, arriviamo finalmente a Santa Maria di Leuca. La vera forza, però, è tutta in Zara. Lei, con i suoi occhi, mi ha dato l’energia e la voglia di continuare. Mollare non è mai stata un’opzione.
A Leuca è una gioia: felici di essere arrivati, ci concediamo un meritato riposo, una bella birra e tante foto per fissare il momento.








Dopo una bella birra, le foto di rito e qualche altra chiacchiera, è arrivato il momento di trovare un posto dove piantare la tenda. Con l’aiuto prezioso di Giuliana, sempre in regia da casa a supportarci, contattiamo il campeggio di Leuca, a circa tre chilometri da lì.
Ripartiamo spediti per questi ultimi chilometri: sta calando il buio e pedalare con un cane non è semplice, o meglio, non è del tutto sicuro. Arriviamo in campeggio, affrontiamo le solite trafile di scartoffie, montiamo la tenda e finalmente ci concediamo pizza e birra. Poi a riposare.
A riposare? Sì… magari. Zara ha ancora voglia di scoprire, giocare, esplorare e rigiocare. Si fanno nuove amicizie con altri ciclisti e viaggiatori e, piano piano, la stanchezza prende il sopravvento.
Ops… prima il backup di foto e video sul cloud, e poi davvero a nanna.
A domani.








Sintetizzando:
una giornata di viaggio lento e autentico, partita di buon’ora tra entusiasmo e tradizioni, attraversando le campagne salentine tra sorrisi, incontri e pause di gioco. Salite dure, deviazioni obbligate e strade impervie ci hanno messi alla prova, ma senza mai farci perdere il senso del viaggio. Con Zara come vera forza silenziosa, siamo arrivati a Santa Maria di Leuca stanchi ma felici, chiudendo la giornata tra una birra, una tenda montata al buio e la voglia di ripartire il giorno dopo.

